Pensieri di fine marzo

Quando tutto ti appartiene ma, nello stesso istante, al cospetto di ogni cosa mantieni l’aristocratico distacco, hai posseduto la libertà, e, con essa, la forza di conquistare te stesso.

Posso concedermi di perdere tutto, ma conserverò sempre intatti il mio onore e la mia libertà.

I tuoi reiterati attacchi, le tue minacce e il tuo ripetuto errare edificano la mia forza e il mio coraggio.

Quando le tue armi terminano e non sai più come difenderti, utilizza quelle che il tuo nemico, incautamente, perde tra le pieghe della strada.

Quando possiedi la sapienza, l’onestà, l’integrità morale, l’onore, l’educazione e la capacità di farti ascoltare senza alzar il tono della nobile voce, nessuno potrà abbatterti.

Colui che inganna un innocente non sarà mai un uomo libero ed ogni giorno che guarderà i suoi occhi riflessi ricorderà che il dolore inflitto ad un suo simile torna indietro.

Evita di nasconderti dietro un dito, soprattutto quando esso diviene talmente piccolo da mostrarti apertamente.

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Libertà e agio

La felicità non può essere trovata
attraverso un grande sforzo e volontà
ma è già presente, nel rilassamento e nel lasciare andare.
Non sforzarti;
non c’è niente da fare.
Qualunque cosa sorga nella mente
non ha nessuna reale importanza,
perché non ha una qualsivoglia realtà.
Non attaccarti a essa;
non identificarti con essa
e non giudicarla.
Lascia che l’intero gioco accada da sé
balzando in alto e ricadendo come onde
senza cambiare o manipolare alcunché
e ogni cosa svanisce e riappare, magicamente, senza fine.
Solo la nostra ricerca della felicità
ci impedisce di vederla.
È come un arcobaleno che insegui
senza mai riuscire a raggiungerlo.
Quantunque non esista,
è sempre stato là
e ti accompagna in ogni istante.
Non credere nella realtà
di esperienze buone e cattive;
esse sono come l’arcobaleno nel cielo.
Volendo afferrare l’inafferrabile,
ti stanchi inutilmente.
Non appena apri e rilassi questa presa
ecco uno spazio aperto, invitante e confortevole.
Perciò usa questa spaziosità,
questa libertà e agio naturali.
Non cercare più oltre.

Lama Ghendun Rimpoche

Che tu possa strapparti via

Che tu possa strapparti via
e prenderti nel pugno,
abitarti
sentire il dono del corpo
quando e’ solo
e del respiro
che trasporta il mondo,
che ti addestri
a inchinare un grazie a tutto,
anche il male, soprattutto questo male,
che fa migrare,
lasciare le lenzuola
e le ombre nascoste nei cassetti
le voci serrate in bocca,
che tu senta l’aria nuova
che ti allunga discreta
il suono delle prime piogge.
Che la notte ti insegni
a lasciarti essere e parlare
quando il tuo bambino feroce ti morde,
che possa uscire dalla gattabuia
e sulle tua ginocchia urlare
per tutte le volte che l’hai chiuso in gabbia
per tutte le volte che l’hai sbarrato nei sorrisi
quando voleva solo sferrare pugni.
Che tu possa sentire il bene grande
quell’aria che ci sta sempre intorno
che sempre bada a noi e sa
che mentre ci scuotiamo forte
mentre scartiamo
e sgroppiamo via i pesi,
già’ stiamo facendo
dell’infinito
casa.

Chandra Livia Candiani – La bambina pugile

Lo specchio della vita

Quando, nel cammino dell’esistenza, ti affacci allo specchio della vita e incontri improvvisamente la parte peggiore di te, abbracciala, stringi la sua mano, tocca la sua spalla. Appena acquisirai la consapevolezza e la saggezza necessarie, essa scomparirà senza lasciar traccia.

San Francesco e la scrofa

Il bocciolo sta per tutte le cose,
anche per quelle che non fioriscono.
Perché tutto fiorisce, da dentro,
per autobenedizione.
Sebbene a volte sia necessario
rammentargli la sua bellezza,
mettere una mano sulla fronte del fiore
e ridirgli, in parole e col tocco,
che è bello, finché non fiorisce di nuovo.
Da dentro, per autobenedizione.
Così come San Francesco mise la mano
sulla fronte corrugata della scrofa
e le disse, in parole e col tocco:
che la Terra benedica la scrofa!
E la scrofa cominciò a ricordare
per tutta la sua spessa lunghezza,
dal muso ferrigno immerso
nel foraggio e nel pastone,
fino al ricciolo spirituale della coda,
dalla dura spinosi della spina dorsale
al grande cuore spezzato,
all’azzurro sogno di latte
che sprizza fremente
dai suoi quattordici capezzoli
nelle quattordici bocche che succhiano
e sbuffano sotto di loro,
la lunga, perfetta bellezza di scrofa.

Galway Kinnell

Nulla due volte

Nulla due volte accade
Né accadrà. Per tal ragione
Nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi
Della scuola del pianeta
Di ripeter non è dato
Le stagioni del passato.
Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome
Qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa sbocciasse sul selciato.
Oggi che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, ora malvagia,
dai paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e in ciò sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

Wislawa Szymborska

LA LOCANDA

L’essere umano è come una locanda
ogni mattina un nuovo arrivato.
Gioia, depressione, meschinità,
momenti di consapevolezza giungono di tanto in tanto
come ospiti inattesi.
Accoglili tutti e intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri,
che con violenza ti svuota la casa
di tutti i mobili,
onora ugualmente ogni tuo ospite.
Forse ti sta creando spazio
Per nuove gioie.
Pensieri neri, vergogna, malizia,
accoglili sulla porta con un sorriso,
e invitali a entrare.
Sii grato di qualunque visitatore
Perché ognuno è stato mandato
Come una guida dall’aldilà.

Rumi, poeta del XVI secolo