Fiducia in sé stessi

Non ti arrendere, ancora sei in tempo
per arrivare e cominciar di nuovo,
accettare le tue ombre
seppellire le tue paure
liberare il buonsenso,
riprendere il volo.

Non ti arrendere perche’ la vita e cosi’
Continuare il viaggio
Perseguire i sogni
Sciogliere il tempo
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.

Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole si nasconda
E taccia il vento
Ancora c’e’ fuoco nella tua anima
Ancora c’e’ vita nei tuoi sogni.

Mario Benedetti

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Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

Se poi alle considerazioni sopraccitate aggiungiamo la fitta produzione di discorsi e corrispondenza epistolare che il Vaticano ed il Papa personalmente hanno dedicato e dedicano all’argomento del dialogo interreligioso e della pace, in occasione di udienze, viaggi, ricorrenze e commemorazioni varie, avremo un quadro abbastanza eloquente del particolare interesse che anima l’opera del Vaticano nei confronti di questi temi.
Le seguenti citazioni sono un pallido esempio di ciò che è stata l’enorme quantità di scritti (migliaia sono le pagine relative ad un solo tipo di ricerca riguardante i Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) sull’argomento:

GIOVANNI PAOLO II -UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 26 febbraio 1986
Nondimeno non sono mancati gli incontri che hanno avuto il carattere del dialogo nel senso più stretto della parola. Li ricordo con profonda simpatia. L’omaggio al monumento funebre del Mahatma Gandhi al “Raj Ghat”, la visita del Dalai Lama, l’incontro allo stadio “Indira Gandhi” con i rappresentanti della cultura e delle tradizioni religiose indiane: indù, musulmani, sikh, buddisti, jainisti, parsi e cristiani delle varie confessioni. A Calcutta l’incontro con gli esponenti delle Comunità cristiane; e poi con i rappresentanti delle varie religioni e del mondo culturale e accademico. Ugualmente a Madras. A Cochin ho visitato il Catholicos della Chiesa Malankarese giacobita siro-ortodossa e a Kottayam ho incontrato il Catholicos della Chiesa Malankarese siro-ortodossa. A Cochin ho avuto inoltre un colloquio con i responsabili della “Church of South India” e con gli esponenti non cristiani del Kerala. Infine a Bombay ho incontrato il primate della Chiesa Anglicana, dottor Robert Runcie.

VISITA PASTORALE A PERUGIA ED ASSISI- DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RAPPRESENTANTI DELLE DIVERSE CHIESE E COMUNIONI CRISTIANE CONVENUTI IN ASSISI PER LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA PACE
Basilica di Santa Maria degli Angeli
Domenica, 27 ottobre 1986
Miei fratelli e sorelle,
Capi e rappresentanti delle Chiese cristiane
e comunità ecclesiali e delle religioni del mondo,
Cari amici.
Ho l’onore e il piacere di dare a voi tutti benvenuto in questa città di Assisi…
Il nostro incontro attesta soltanto – questo è il vero significato per le persone del nostro tempo – che nel grande impegno per la pace, l’umanità, nella sua stessa diversità, deve attingere dalle sue più profonde e vivificanti risorse, in cui si forma la propria coscienza e su cui si fonda l’azione di ogni popolo…
Vedo l’incontro odierno come un segno molto eloquente dell’impegno di tutti voi per la causa della pace. È proprio questo impegno che ci ha condotti ad Assisi. Il fatto che noi professiamo differenti fedi non ci distoglie il significato di questa Giornata. Al contrario, le Chiese, le comunità ecclesiali e le religioni del mondo stanno dimostrando che sono pensose del bene. La pace, dove esiste, è estremamente fragile. È minacciata in tanti modi e con tali imprevedibili conseguenze da obbligarci a procurarle solide basi.

VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E IN CANADA- DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RAPPRESENTANTI DELLE GRANDI RELIGIONI NON-CRISTIANE
Centro culturale giapponese (Los Angeles)
Mercoledì, 16 settembre 1987
Cari fratelli e sorelle
rappresentanti delle Religioni del mondo e capi religiosi,
cari amici.
È una grande gioia per me incontrarmi con voi, rappresentanti locali delle grandi religioni del mondo, nel corso della mia visita pastorale…Sono convinto che dobbiamo cogliere ogni opportunità per dimostrare amore e rispetto reciproco nello spirito della Nostra Aetate (Nostra Aetate, n. 1)… In tutto il mio pontificato la mia preoccupazione costante è stata quella di adempiere questa duplice missione di proclamazione e di dialogo…
Alla Comunità Buddhista – che riflette numerose tradizioni sia asiatiche che americane – vorrei rispettosamente manifestare il mio apprezzamento per il vostro stile di vita basato sulla compassione, sull’amorevole bontà e sul desiderio di pace, di prosperità e di armonia per tutti gli esseri viventi. Che tutti noi possiamo testimoniare tale compassione e amorevole bontà nel promuovere il vero bene dell’umanità.
Alla Comunità Islamica: condivido il vostro credo secondo il quale l’umanità deve la sua esistenza a Dio unico e misericordioso che ha creato il cielo e la terra. In un mondo in cui Dio è rinnegato o disubbidito, in un mondo che sperimenta tanta sofferenza e ha tanto bisogno della misericordia divina, cerchiamo insieme di essere coraggiosi portatori di speranza.
Alla Comunità Indù: condivido appieno la vostra preoccupazione per la pace interiore e per la pace nel mondo basata non su considerazioni politiche puramente meccanicistiche o materialistiche, ma sull’auto-purificazione, sull’altruismo, sull’amore e la comprensione per tutti. Che tutte le menti di tutti i popoli siano impregnate di tale amore e comprensione.
Alla Comunità Ebraica: ribadisco la convinzione del Concilio Vaticano II, secondo cui la Chiesa “non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell’Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l’antica alleanza, e che essa si nutre della radice dell’ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell’ulivo selvatico che sono i popoli pagani (cf. Rm 11, 17-24)” (Nostra Aetate, 4). Con voi mi oppongo a qualunque forma di antisemitismo. Impegnandoci perché giunga il giorno in cui tutti i popoli e le nazioni possano vivere nella sicurezza, nell’armonia e nella pace.

VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO -INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II CON ESPONENTI DELLE COMUNITÀ NON CATTOLICHE E DI ALTRE RELIGIONI
Kigali (Rwanda) – Domenica, 9 settembre 1990
Cari fratelli,
Rivolgo i miei saluti in questa felice occasione anche a voi, degni rappresentanti delle altre religioni. La vostra presenza qui è un segno del rispetto reciproco e della volontà di comprensione e di collaborazione che devono caratterizzare ogni società ben ordinata. Già alcuni anni fa, in occasione della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace, ad Assisi, l’assemblea dei cristiani e dei rappresentanti di altre religioni sembrava “un’anticipazione di ciò che Dio vorrebbe che fosse lo sviluppo storico dell’umanità: un viaggio fraterno nel quale ci accompagniamo gli uni gli altri verso la mèta trascendente che egli stabilisce per noi” (26 ottobre 1986). Qui, in questo Paese delle Mille Colline, dove le montagne ci invitano ad innalzare il nostro sguardo verso l’Altissimo, il Maestro di tutto, preghiamolo affinché ci dia la forza di camminare insieme su questa strada!

VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA-INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II CON I RAPPRESENTANTI DI ALTRE RELIGIONI
Cattedrale di Ziguinchor (Senegal)
Giovedì, 20 febbraio 1992
Cari amici,
Sono felice di avere l’occasione di incontrarvi quasi all’inizio del mio breve soggiorno nel vostro paese. Ho già percepito quanto la diversità possa essere anche nel Senegal uno stimolo a lavorare per l’unità della gente. Infatti, la società senegalese è caratterizzata da questa tradizionale armonia, la teranga, fatta di accoglienza e di rispetto reciproci, di tolleranza e di volontà di collaborare…I capi religiosi non hanno forse il dovere di aiutare i credenti a unirsi per costruire la pace? Voglio assicurarvi che la Chiesa Cattolica nel vostro paese continuerà a lavorare per questa crescita nell’armonia.

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN TURCHIA
(28 NOVEMBRE – 1° DICEMBRE 2006).
INCONTRO CON IL PRESIDENTE DEL DIRETTORATO DEGLI AFFARI RELIGIOSI DISCORSO DEL SANTO PADRE
Conference Room della “Diyanet”, Ankara
Martedì, 28 novembre 2006
Eccellenze, Signore e Signori!
Sono grato dell’opportunità di visitare questa terra, così ricca di storia e di cultura…Ora ho la gioia di incontrare Lei, che è il Presidente del Direttorato degli Affari Religiosi. Le porgo l’espressione dei miei sentimenti di stima, riconoscendo le Sue grandi responsabilità, ed estendo il mio saluto a tutti i leader religiosi della Turchia, specialmente ai Gran Muftì di Ankara e Istanbul. Nella Sua persona, Signor Presidente, saluto tutti i musulmani della Turchia con particolare stima ed affettuosa considerazione…Per parte mia, desidero anch’io sottolineare le qualità della popolazione turca. Qui faccio mie le parole del mio immediato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II di beata memoria, il quale disse, in occasione della sua visita nel 1979: “Mi domando se non sia urgente, proprio oggi in cui i cristiani e i musulmani sono entrati in un nuovo periodo della storia, riconoscere e sviluppare i vincoli spirituali che ci uniscono, al fine di ‘promuovere e difendere insieme i valori morali, la pace e la libertà (Alla comunità cattolica di Ankara, 29 novembre 1979, 3)… Prego affinché questo sia un segno del nostro comune impegno al dialogo fra cristiani e musulmani.

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN TURCHIA (28 NOVEMBRE – 1° DICEMBRE 2006).
INCONTRO CON IL CORPO DIPLOMATICO PRESSO LA REPUBBLICA DI TURCHIA-DISCORSO DEL SANTO PADRE
Nunziatura Apostolica di Ankara
Martedì, 28 novembre 2006
Eccellenze,
Signore e Signori,
Desidero anzitutto evocare davanti a voi il ricordo delle memorabili visite dei miei due predecessori in Turchia, il Papa Paolo VI, nel 1967, e il Papa Giovanni Paolo II, nel 1979.
Parimenti, come non far memoria del papa Benedetto XV, artefice infaticabile della pace nel corso del primo conflitto mondiale, e del Beato Giovanni XXIII, il Papa “amico dei Turchi”, che fu Delegato Apostolico in Turchia e Amministratore Apostolico del Vicariato latino di Istanbul, lasciando in tutti il ricordo di un pastore attento e colmo di carità, desideroso in maniera speciale di incontrare e conoscere la popolazione turca, della quale era ospite riconoscente! Sono pertanto lieto di essere oggi ospite della Turchia, giunto qui come amico e come apostolo del dialogo e della pace…
Come ho recentemente ricordato, “abbiamo assolutamente bisogno d’un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa” (Discorso all’incontro con gli Ambasciatori dei Paesi musulmani, Castel Gandolfo, 25 settembre 2006).
Come si può dedurre dai riferimenti anzidetti, il dialogo fra le religioni e per la pace è molto sentito da tutte le confessioni.
Esse rappresentano la forza più numerosa ed eticamente più autorevole della terra e si dedicano a questo tema con grande perseveranza, con totale impegno e con assoluta dedizione. Nell’attuale periodo storico, in cui anche il mondo laico – economico riscopre la forza dei valori etici, credo si possa sperare in un futuro migliore.

L’importanza dell’etica

Occorre un’etica globale se vogliamo ridurre la minaccia nucleare ed operare per un disarmo nucleare. Ora più che mai, l’interdipendenza tecnologica, sociale e politica esige urgentemente un’etica di solidarietà, che incoraggi i popoli ad operare insieme per un mondo più sicuro ed un futuro che sia radicato sempre più nei valori morali e sulla responsabilità in una dimensione globale.

PAPA FRANCESCO

Paulo Coelho

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.
Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
(Le cose che ho imparato nella vita)

Il dialogo interreligioso

Il dialogo interreligioso rappresenta uno dei mezzi fondamentali atti a favorire le aspirazioni di pace degli uomini.
Abbiamo già visto come i moderni mezzi di comunicazione ed il costante sviluppo del global marketing favoriscono gli incontri a livello internazionale di alte personalità della politica e delle confessioni religiose.
Si è già notato come la politica e le religioni, nell’attuale periodo storico, operano assiduamente per la pace nel mondo.
Abbiamo parlato dei viaggi dei Pontefici e del loro intrinseco valore teso a favorire un avvicinamento fra le religioni, di basilare importanza ai fini del raggiungimento di obiettivi di pace.
Qui si vuole approfondire l’analisi del dialogo interreligioso, il quale si estrinseca non solo attraverso i viaggi dei Pontefici ma anche attraverso una continua opera di manifestazione di sentimenti di affetto, di stima e di fratellanza nei confronti dei credenti di altri culti.
Esaminando gli scritti e le lettere del Vaticano si può scoprire l’animus del Vaticano nei confronti delle altre religioni.
Ad esempio, in un articolo edito dalla Commissione Dialogo Interreligioso, in occasione del Giubileo dell’anno 2000, si effettua un excursus degli atteggiamenti che fedeli di altre religioni sviluppano nei confronti di Gesù Cristo.
Dal contesto di tale excursus si ricava non solo l’atteggiamento delle confessioni non cristiane verso Gesù ma anche il desiderio di dialogo della chiesa cattolica, il desiderio di smussare le differenze nella costante ricerca di una matrice comune.
Se poi a queste considerazioni aggiungiamo la fitta produzione di discorsi e corrispondenza epistolare che il Vaticano ed il Papa personalmente hanno dedicato e dedicano all’argomento del dialogo interreligioso e della pace, in occasione di udienze, viaggi, ricorrenze e commemorazioni varie, avremo un quadro abbastanza eloquente del particolare interesse che anima l’opera del Vaticano nei confronti di questi temi.
Come si può dedurre dai riferimenti anzidetti, il dialogo fra le religioni e per la pace è molto sentito da tutte le confessioni.
Esse rappresentano la forza più numerosa ed eticamente più autorevole della terra e si dedicano a questo tema con grande perseveranza, con totale impegno e con assoluta dedizione. Nell’attuale periodo storico, in cui anche il mondo laico – economico riscopre la forza dei valori etici, credo si possa sperare in un futuro migliore.