Incremento degli scambi e delle relazioni internazionali

Come si è detto, le nuove tecnologie unite al contemporaneo sviluppo di tecniche di mercato all’avanguardia, come i principi di marketing, ed agli accordi commerciali internazionali, hanno portato ad un incremento straordinario degli scambi commerciali e del turismo internazionali.
Kotler afferma che “un’impresa che domina solamente il suo mercato interno finirà per perderlo, perché inevitabilmente forti concorrenti stranieri vi faranno il loro ingresso e la sfideranno. Oggi il business non ha confini.”
L’importanza di fare global marketing, ossia creare e governare i rapporti di interazione e di scambio con altri soggetti in campo internazionale, diventa sempre più fondamentale in un mercato in cui il knowledge management rende il sapere la principale risorsa competitiva.
Il global marketing oggi è pertanto indispensabile per affrontare il caos del mondo competitivo moderno.
Ormai non esiste impresa commerciale di un certo livello che non abbia un ufficio marketing e suoi referenti o sue filiali in campo internazionale.
Merci di ogni specie viaggiano per tutto il globo terracqueo.
Oggi difatti non c’è alcun tipo di merce che non si possa trasportare da un continente all’altro. I mezzi di trasporto assicurano un’elevata sicurezza, straordinarie velocità di crociera, massimo comfort, enorme capacità di carico e, pertanto, facilitano al massimo grado la realizzazione di ogni esigenza turistico-commerciale.
Di conseguenza, si registra un flusso di viaggiatori e di business straordinario, che, inevitabilmente, comporta un avvicinamento tra popoli e culture diverse. Le organizzazioni diplomatiche stabiliscono strette relazioni quasi senza limiti di tempo e di spazio. La frequenza di rapporti tra i governanti molto spesso conduce a vincoli di amicizia personale, che non si riscontrano, tranne rare eccezioni, in precedenti epoche storiche.
Gli accordi di Oslo del 1993, intercorsi tra Rabin, Peres e Arafat, insigniti, per questo fatto, nel 1994, del premio Nobel per la pace.
Né si può sottacere il vastissimo significato apostolico – politico del lungo pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II, costituito da ben 104 viaggi, attraverso tutti i continenti della terra.
E’ stato il Papa che ha viaggiato più di tutti i Papi precedenti messi insieme ed è stato anche lui in Turchia, dove era pure andato il Papa Paolo VI.
Di enorme significato pastorale e portata storica per una migliore comprensione tra i popoli e le diverse culture religiose sono stati , in particolar modo, i viaggi nel Regno Unito, dove ha incontrato il Capo delle Chiese Anglicane, in Romania, dove è avvenuto l’incontro con i Capi locali della Chiesa Ortodossa, negli Stati Uniti d’America, a Damasco, dove ha visitato la Moschea degli Omayyadi: la prima visita di un Papa in una Moschea.
E tutto questo si è potuto realizzare, come si è detto, oltre che per la buona volontà di grandi uomini, anche per l’evoluzione congiunta dei mezzi tecnici, dei sistemi di comunicazione e dei principi economico-commerciali.

Le vie del Petrolio e degli altri beni

Il petrolio, si sa, è un bene prezioso soprattutto per i paesi industrializzati, tanto da essere indicato con l’appellativo di oro nero. Esso rappresenta la più importante fonte di energia del Pianeta.
La maggior parte delle riserve petrolifere sono concentrate nei paesi arabi che si affacciano sul Golfo Persico: Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iran.
A questi si aggiungono il Venezuela, la Russia, la Libia, il Messico, la Cina, la Nigeria, gli USA, il Quasar, la Norvegia, l’Algeria, il Brasile, l’ Oman, il Kazakistan, l’Angola ed il Regno Unito.
L’OPEC, “Organization of the Petroleum Exporting Countries”, riunisce i seguenti 11 paesi esportatori di petrolio: Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Venezuela, Qatar, Indonesia, Libia, Emirati Arabi Uniti, Algeria, Nigeria, che coprono circa il 40% della produzione petrolifera mondiale.
L’OPEC rappresenta un classico esempio di come gli interessi economici possono aggregare nazioni di diversa fede e cultura.
E’ da notare che la maggior parte dei paesi industrializzati, come gli USA, non dispongono delle riserve necessarie al loro fabbisogno e sono costretti ad importarlo dai paesi dell’ OPEC, i quali effettuano un’estrazione limitata di greggio per tenerne alto il prezzo.
Le vie del petrolio costituiscono una rete di enorme portata, che invade capillarmente il pianeta e rappresenta una condizione unica per favorire l’incontro fra tutti i popoli della terra ad ogni livello.
Gli enormi interessi in gioco costituiscono allo stesso tempo gravi motivi di discordia come anche estremi tentativi di raggiungere accordi di portata mondiale, riguardanti la sopravvivenza stessa dell’ attuale sistema di vita.
Il global marketing, in questo contesto, se applicato correttamente nei suoi principi relativi al cause related marketing, alla fidelizzazione del cliente, alla long term relationship, alla partnership o alleanza strategica, all’eticità della marca, alla customer satisfation e ad altri simili procedimenti, instauratisi nell’attuale millennio, potrebbe divenire un provvidenziale ed imprevisto aiuto alle aspirazioni di pace degli uomini. La forza del capitalismo è tale da riuscire ad imporre perfino ideali etici.
Il marketing etico, infatti, riesce a coniugare i profitti dell’azienda con il benessere del consumatore e della società, imponendo all’azienda stessa un comportamento socialmente responsabile.
Ecco perché le vie del petrolio, pur contenendo in nuce il pomo della discordia, si potrebbero tramutare in un’occasione di dialogo costruttivo, anche in virtù del marketing etico.

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