IL MARKETING DELLA PACE

Pace

Il marketing offre dei mezzi di grande efficacia sia nel campo degli scambi commerciali come nei rapporti sociali in genere e pertanto il suo impiego si è reso indispensabile in quasi tutte le attività umane.
Attualmente esso continua ad affermarsi sempre di più, acquisendo sviluppo e rilevanza sempre maggiori tanto che dalla sua originaria matrice sono scaturite diverse tipologie di marketing ed altre indubbiamente ne nasceranno in seguito. Infatti oggi si parla di marketing turistico, politico, sanitario, ambientale, relazionale, etico, internazionale, mediatico, sociale, virale, di se stessi e di altri ancora.
In particolare il global marketing, in sinergia con le più moderne tecniche di comunicazione e di trasporto, è stato decisivo nell’espansione del mercato in campo internazionale e nel conseguente incremento delle relazioni ed avvicinamento dei popoli e delle culture.
A tal proposito, bisogna dire che anche il marketing etico ha dato il suo significativo apporto con l’immissione di valori etici in ambito economico, quali, ad esempio, il cause related marketing(CRM), il contenuto etico del messaggio pubblicitario, il commercio equo e solidale (Fair Trade), l’ergonomia nel lavoro, l’ecologia, ecc.
In tale contesto evolutivo, si è rivelata determinante l’adozione del marketing sociale e non profit da parte delle Istituzioni e delle Organizzazioni umanitarie e di pace.
Kotler sostiene che: “è proprio nella sua versione sociale che il marketing, in quanto sistema basato sul rapporto con la gente, realizza completamente le sue enormi potenzialità”.
Questo concetto si è evidenziato concretamente nel corso delle mie ricerche, come si può desumere dal contesto di questo lavoro.
Dall’indagine effettuata presso alcune tra le più importanti Istituzioni ed Organizzazioni umanitarie e di pace, è emerso, infatti, che quegli Organismi che si situano ai massimi livelli di prestigio internazionale, tra cui Amnesty International, UNICEF, Medici senza Frontiere, insignite del premio Nobel per la pace, ed inoltre Emergency, adottano le più moderne politiche e strategie di marketing, ricavandone un aiuto determinante.
Queste Organizzazioni si distinguono per la chiarezza e la precisione nel definire i propri obiettivi e per l’assoluta trasparenza dei loro bilanci annuali.
Hanno la percezione esatta dell’ambiente in cui operano, delle ricerche da effettuare, dei loro utenti designati, del budget, dei controlli e del marketing mix.
Per quanto concerne la promozione, sono convinta che Organizzazioni di tale importanza per le sorti dell’umanità dovrebbero godere, secondo i principi del marketing, di maggiore visibilità nei mass media in generale ed, in particolar modo, nella televisione, che è il mezzo che gode di maggior audience.
Tale carenza promozionale è, in parte, dovuta alla scarsa pubblicistica sull’argomento ed ai preconcetti che parecchi operatori del settore mantengono nei confronti dell’utilizzo del marketing in ambiti non prettamente commerciali. A tal proposito, Antonio Foglio afferma: “dobbiamo constatare che per alcuni operatori e volontari…e per non pochi sprovveduti pensatori, continuano a perdurare prevenzioni nei confronti dell’utilizzo del marketing [non profit]”.
In un periodo in cui i valori morali pare stiano per essere sommersi dal materialismo e dall’egoismo, trovare Istituzioni ed Organizzazioni in cui credere è ciò a cui tutti aspirano. Si consideri che questi Organismi, operando per la promozione e la tutela dei diritti umani e per soccorrere le popolazioni in crisi, agiscono per il bene comune e spesso per il più grande dei beni comuni: la pace.
Alcune Organizzazioni come Amnesty Inernational, UNICEF e Medici senza Frontiere sono state insignite del premio Nobel per la pace. Perciò la pubblicità in favore di questi enti rappresenta un incalcolabile beneficio di immagine per gli sponsor e per i media che le sostengono.
Mi sorprende pertanto tale fenomeno, dal momento che dovrebbero invece apparire giornalmente spot e programmi che riflettono temi di rilevanza fondamentale, quali la povertà, la difesa dei diritti umani e la pace nel mondo.
Oggi c’è una grande richiesta di valori etici, di trasparenza e di credibilità; pertanto è facile intuire che questo tipo di trasmissioni accrescerebbe l’audience, con inestimabili profitti soprattutto per i media, notoriamente interessati alla pubblicità. Si pensi alle trasmissioni in favore di Telethon.
E’ necessario aprire le porte ai costruttori di pace, alle organizzazioni impegnate per la giustizia e la difesa dei diritti umani.
E’ di capitale importanza perciò che venga previsto un budget adeguato al valore di tali obiettivi.
Le imprese che attuano il TQM (Total Quality Management) dovrebbero destinare maggiori risorse alla sponsorizzazione abbinata.
E’ proprio uno dei principi fondamentali del marketing etico che un tale abbinamento è altamente redditizio anche e soprattutto per l’azienda sostenitrice, in termini di immagine e di conseguente profitto.
Sarebbe auspicabile pertanto che su tutti i prodotti di imprese che adottano principi di TQM fosse impresso il marchio di un’Organizzazione umanitaria e di pace.
Sarebbe l’era del “peace marketing”.

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